lunedì, 02 novembre 2009
Lascio qui, per i Dolorosi della Pioggia, un bellissimo Hai-Ku di Matsuo Basho (1644-1694).
Stagione delle piogge:
i miei capelli di nuovo
intorno al pallido viso
(Basho portava il capo rasato)
La pioggia è il sacro alimento degli alberi assetati e il panno che pulisce il cielo quando è sporco. è la luna che piange, dicono i poeti. è il ciclo della vita, affermano i scienziati. è la vita che canta, dico io.
Il fatto è che neanche la pioggia più fitta può lacerare il cuore dell'uomo felice. E lo si ricordi sempre: Pure nei giorni più bui di pioggia e nebbia, sopra le nuvole grigie, troveremo il sole.
CIRANO: Così son combinato. Spiacere è il mio piacere. Amo essere odiato.
domenica, 01 novembre 2009
Altri accostamenti straniCh’in seno mi sta,
Ch’io vivo contento
Per cruda beltà.
Nel ciel di bellezza
S’accreschi fierezza
Et manchi pietà:
Che sempre qual scoglio
All’onda d’orgoglio
Mia fede sarà.
Rivolgam’ il piè.
Diletto ne pace
Non scendano a me.
E l’empia ch’adoro
Mi nieghi ristoro
Di buona mercè:
Tra doglia infinita,
Tra speme tradita
Vivrà la mia fè.
Già mai non sentì
Quel riggido core
Ch’il cor mi rapì,
Se nega pietate
La cruda beltate
Che l’alma invaghì:
Ben fia che dolente,
Pentita e languente
Sospirimi un dì.

Goya: Perro Semihundido
demusica, depoesia, desolitudine, elmundomundial, dibujitosetfotillas
lunedì, 26 ottobre 2009
domenica, 25 ottobre 2009
mercoledì, 21 ottobre 2009
Kitchen Hai-Ku
Uova e mozarellina.
Aspirai a far un omelette:
ho creato un mostro.
lunedì, 19 ottobre 2009
sabato, 17 ottobre 2009
Ambra del Cielo
Torna alla mia mente il ricordo di un tramonto d'oro. La cosa curiosa è che alla goccia d'ambra che quel giorno coprì il cielo e la memoria, si accosta stanotte un ritornello di canzone triste.
Ah, cuore mio dal sentire storto, che mescoli canzoni e tramonti!
lunedì, 12 ottobre 2009
Tre Post non pubblicati
I.-Estate 2004
Un’altra lettera anche a me stesso.
Ti racconto una storia. In realtà una piccola parte di una storia più grande (non posso raccontartela tutta adesso, perché non è giunta ancora alla fine, e spero che io abbia da aspettare ancora tanto). Già ora mi scuso per lo scarso del mio italiano...
C'era una volta un ragazzo. Ogni pomeriggio, appena finita l'università, doveva andare a scuola di musica. Cominciava appena a suonare quell'istrumento a cui avrebbe poi consacrato la sua vita: la chitarra. Con questa curiosità tipica di quelli che cominciano a scoprire il mondo, appena arrivava a casa all'una di pomeriggio, mangiava velocissimo e si sedeva ad aspettare che fossero le quattro per essere già alla lezione di solfeggio, la prima ora. Quante cose belle lo aspettavano! Che immenso questo nuovo mondo, tutto fatto di suoni, di silenzi!
Di Lei si è accorto solo qualche giorno dopo. Sedeva accanto a lui, bella, dalla pelle chiara come l'avorio, dalla risata trasparente da bambina, dallo sguardo tenero come le rose. Qualche timidezza all'inizio, ma presto sbocciò una bella amicizia, facile, come quella dei bambini che un pomeriggio d’estate si incontrano a giocare a castelli di sabbia. Andando un po' avanti nel tempo, lui si scoprì, quale piccola volpe del racconto, ad aspettare ogni giorno le quattro di pomeriggio, per incontrare Lei.
A questo punto, dovrei correggere anch'io l'inizio della storia:
C'era una volta un ragazzo innamorato.
Lui, ancora adesso, non può che guardare il mondo, senza riuscire a capire quelle forze ignote, misteriose, che lo fanno girare, inesorabili. È la vita che si svolge, dicono alcuni, il destino lo chiamano altri. Il fatto è che lui semplicemente era lì per essere accanto a Lei. In quel posto sperduto del mondo. E non può essere che grato.
Non ti sei mai chiesta quanto intenso può essere un momento di felicità? Lui lo sa. Fu questo un periodo cosi felice, e così intenso che non riuscirà mai a metterlo nel sacco rotto dei ricordi. Ma ancora adesso, con lo sguardo pieno di domande senza risposta, chiede come è che questo attimo di felicità poté essere così breve.
E non ti sei mai chiesta quanto intenso può essere un attimo di dolore? A volte lui si domanda: Lo farebbe di nuovo, anche se potesse avere la facoltà di tornare nel tempo per cambiare il destino? E ogni volta si risponde: sì.
Un solo rammarico ha. Uno solo. Questo che sto per dirti è uno dei suoi segreti più intimi. Se il dolore è troppo intenso, non riesci più a sfogarti, e le lacrime scordano come scorrere lungo il tuo viso. E lui non ha mai pianto per lei. Non lo farà mai.
Quando nella tua vita ci sono delle illusioni perdute, c'è sempre un velo di malinconia che la avvolge. Questo ragazzo non ha più le ali spezzate, ma alcune ferite sono ancora troppo profonde, e hanno bisogno di tempo per sparire.
Una volta lui leggeva tanto il Piccolo Principe. Ha imparato che il vero non si vede con gli occhi, ma col cuore. Lo puoi vedere ancora in giro, che cerca.
Io finirei cosi questa storia:
C'era una volta, e c'è anche adesso, un ragazzo innamorato della vita.
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lunedì, 05 ottobre 2009
Mercedes, vuela alto allà donde tu voz te lleve!
Que tu sueño de esperanza, que tu canto con amor
del pueblo en la memoria para siempre quede.
Argentina, hoy contigo lloro y comparto tu dolor!
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mercoledì, 02 settembre 2009
2004-2009Intanto: Cinque anni!
venerdì, 26 giugno 2009
Puse en botella un mensaje escondido.
naviga lontano, speranza d'oblio!
Que llegue a tu arena, que sea leìdo
apri quel vetro: c'è dentro un addio.
lunedì, 01 giugno 2009
Si diceva con Trifle qualche giorno fa che non c'è niente di nuovo sotto il sole.
Io ad esempio, ho detto questo. Con altri intenti, e in modo più efficace, è stato detto così prima di me. e così via.
Confermo: Ci ripetiamo sempre, tutti quanti cloni del Superuomo. E sogniamo di essere diversi.
pensierisparsi, eventualdiario, depoesia, unoesuntonto, desolitudine, elmundomundial, conversaciones
lunedì, 25 maggio 2009
CÃ ntaro
sabato, 18 aprile 2009
Ho provato a tradurre allo spagnolo questa bellissima poesia, il cui titolo ignoro, scritta da B qualche giorno fa.
Camino sobre tus huellas
invisible presencia
sigo con el pensamiento
el tormento secreto de tu corazòn
robo las estrellas al cielo
las arrojo frente a ti
para alumbrar tu andar
incierto
de quien busca su centro
y el camino de su destino
tomo con mis manos
el viento
y la energia pura de la tierra
y la envio hacia tì
para conducirte hacia tu estrella
que aùn no puedes ver
pero ya brilla
tù todavìa no lo sabes
mas yo si
que venceràs
mercoledì, 15 aprile 2009
Cose da ricordare di questa settimana:
"Amare non significa molto: ciò che importa davvero è amare come l'altro ha bisogno di essere amato."
“Chi mai non resta, chi con il cuore e col sangue medita cose impossibili, vince”
"Nessuno è immune dai momenti di debolezza e forse ammetterli è una prova di forza, e oltre a questo, di accettazione dei propri limiti.
Se uno non li riconosce e li accetta, come fa a superarli?" (Tìa Cyr)
Comprare il "Sistema periodico" di Primo Levi.
Anche "lettera per un'aquila che si crede un pollo" di Antony de Mello
giovedì, 09 aprile 2009
El Espejo.
Con la luz precisa y el àngulo correcto, el mundo que construye para ti el espejo es siempre ùnico, especial, distinto a todos los otros mundos.
Cuando te acercas, y ves tu imagen reflejada en los ojos del espejo, dices: "Què belleza".
Pero el espejo, por debajo de cualquier reflejo es siempre igual a si mismo: inmutable, silencioso, permanentemente abandonado en el rincòn de los espejos.
Quièn ha visto nunca, verdaderamente, un espejo?
Lo Specchio
Con la giusta luce e l'angolo opportuno, il mondo che costruisce per te lo specchio è sempre unico, speciale, diverso da tutti gli altri mondi.
Quando ti avvicini e vedi la tua imagine riflessa negli occhi dello specchio, dici: "Quanta bellezza".
Ma lo specchio, al di sotto di qualunche riflesso è sempre uguale a se stesso: immutabile, silenzioso, permanentemente abbandonato a se nell'angolo degli specchi.
Chi ha mai visto, veramente, uno specchio?
mercoledì, 08 aprile 2009
Dime de què color son tus ojos
bajo el manto profundo
del sueño sin sueños.
Porque yo sospecho
que en las noches sin luz se roban
la sombra de la luna.
lunedì, 06 aprile 2009
Uno es el hombre
-Jaime Sabines-
Uno es el hombre.
Uno no sabe nada de esas cosas
que los poetas, los ciegos, las rameras,
llaman "misterio", temen y lamentan.
Uno nació desnudo, sucio,
en la humedad directa,
y no bebió metáforas de leche,
y no vivió sino en la tierra
(la tierra que es la tierra y es el cielo
como la rosa, rosa pero piedra).
Uno apenas es una cosa cierta
que se deja vivir, morir apenas,
y olvida cada instante, de tal modo
que cada instante nuevo, lo sorprenda.
Uno es algo que vive
algo que busca pero encuentra,
algo como hombre o como Dios o yerba
que en el duro saber lo de este mundo
halla el milagro en actitud primera.
Fácil el tiempo ya, fácil la muerte,
fácil y rigurosa y verdadera
toda intención de amor que nos habita
y toda soledad que nos perpetra.
Aquí está todo, aquí. Y el corazón aprende
—alegría y dolor— toda presencia;
el corazón constante, equilibrado y bueno,
se vacía y se llena.
Uno es el hombre que anda por la tierra
y descubre la luz y dice: es buena,
la realiza en los ojos y la entrega
a la rama del árbol, al río, a la ciudad
al sueño, a la esperanza y a la espera.
Uno es ese destino que penetra
la piel de Dios a veces,
y se confunde en todo y se dispersa.
Uno es el agua de la sed que tiene,
el silencio que calla nuestra lengua,
el pan, la sal, y la amorosa urgencia
de aire movido en cada célula.
Uno es el hombre —lo han llamado hombre—
que lo ve todo abierto, y calla, y entra.
domenica, 05 aprile 2009
Vado a dormire con questo splendido canto nelle orecchie. Meraviglia di ispirazione a più voci, scoperta grazie alla mia bellissima amica Ireri, una volta compagna di avventure a Xalapa, ora felicemente sposata negli Stati Uniti. Sono sempre più convinto: non basta una barca dei Pirati per caricare tutti i tesori che porto dentro. Qualcuno, come questo canto al Sole camminante, è ora dono di altri, e sono felice di questo.
A este sol peregrino
Tomás Torrejón y Velasco
A este sol peregrino
cántale glorias zagalejo
y con gusto y donayre
con gozo y contento
zagalejo cántale
que del orbe dora las cumbres
zagalejo zagalejo
y pues vive a sus rayos
goce sus luces
Divino Pedro tus glorias
hoy acobardan mi voz
que no dejar registrarse
supone la luz mayor
De oriente a oriente camina
tu soberano explendor
que aún el ocaso es principio
donde siempre nace el sol
quien no sin asombro vio
Que siendo ejemplo no déjà
posible la imitación.
Hoy, pues, en tu patrocinio
espera la adoración
Que te merezco esta casa
ser empleo de su amor.
venerdì, 03 aprile 2009
Traigo este recuerdo insistente en estos dìas. No me lo puedo sacar de la cabeza.
Mi padre, mi hermano y yo subimos con fatiga el ùltimo tramo que nos separa de la cima de la colina. El sol de media tarde es calcinante en los meses centrales del año, y me hace alucinar con pozos de agua fresca por doquier.
Ese malhumor creciente de mi hermano y mìo se dilata con la luz del sol. No terminarè nunca de entender estas excursiones que mi padre organiza con nostros. Se està tan bien en casa el sàbado! Porque tenemos que salir, tomar el auto y venir hasta el pie del cerro para luego escalarlo entero?
La limonada en la cantimplora està ya tan caliente como la superficie de las piedras, que es imposible tomarla si no a sorbos. Como sea no durarà por mucho tiempo.
Esta tierra de Chiapas es seca, oscura y quebrada. De entre sus grietas asoma hierba seca y una que otra lagartija. De vez en cuando se encuentra una concha de caracol, fosil de la ùltima temporada de lluvias.
El sudor de la frente cae ardiente sobre los ojos y hay que bajar la vista. No importa: no hay mucho que ver en este infierno. Solo calor, calor, calor.
Hemos llegado a la cima. De repente mi hermano y yo nos detenemos estupefactos. Miramos simultaneamente hacia el mismo rincòn en el suelo, y luego nos miramos asombrados. Ahora todo tiene un sentido: este pequeño gran descubrimiento nos ha salvado el dìa y aùn la sed parece menos intensa ahora.
Me pregunto si todavìa habrà algo adentro de este enorme craneo seco de vaca.
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giovedì, 02 aprile 2009
Ieri scendendo dal treno ho urtato una pianta spinata. In fretta ho guardato la mano dolente, poi il cielo, poi il mondo intero.
Per un secondo mi è sembrato che la goccia di sangue, il dolce sole della quattro e i binari che spariscono nell'orizzonte volessero raccontarmi un segreto.
Devo imparare il linguaggio delle cose.
Bellissima anche questa..
Espero curarme de ti
Jaime Sabines
Espero curarme de ti en unos días. Debo dejar de
fumarte, de beberte, de pensarte. Es posible.
Siguiendo las prescripciones de la moral en turno. Me
receto tiempo, abstinencia, soledad.
¿Te parece bien que te quiera nada más una semana?
No es mucho, mi es poco, es bastante. En una
semana se pueden reunir todas las palabras de amor
que se han pronunciado sobre la tierra y se les
puede prender fuego. Te voy a calentar con esa
hoguera del amor quemado. Y también el silencio.
Porque las mejores palabras del amor están están entre dos
gentes que no se dicen nada.
Hay que quemar también ese otro lenguaje lateral y
subversivo del que ama. (Tú saber cómo te digo que
te quiero cuando digo: "qué calor hace", "dame
agua", "¿sabes manejar?,"se hizo de noche"... Entre
las gentes, a un lado de tus gentes y las mías, te he
dicho "ya es tarde", y tú sabías que decía "te
quiero".)
Una semana más para reunir todo el amor del
tiempo. Para dártelo. Para que hagas con él lo que tú
quieras: guardarlo, acariciarlo, tirarlo a la basura. No
sirve, es cierto. Sólo quiero una semana para
entender las cosas. Porque esto es muy parecido a
estar saliendo de un manicomio para entrar a un
panteón.
martedì, 31 marzo 2009
Certe musiche francesi, si sa, sono venute al mondo prive di spigoli. Conformano la sua materia solo forme ondeggianti, enormi serpenti d'acqua truccati da colli antichi, alla spalla lievi fronde ricoperte da velluto.
Il suono nasce in silenzio, dal silenzio, e con lui si confonde ancora senza sforzo, senza traccia. Sarebbe più pesante l'ombra del mio corpo sottile sulla sabbia delle notti senza luna.
Un minuetto decadente, una danza acerba, nata inferma. Il passo che si tradisce, falsa promessa d'amore fatta a se. Punto contro punto, due corpi odiandosi per terra, amandosi fino la morte.
Infine, l’allegra spensieratezza del giro delle cinque. Una caricatura piacevole, un affetto divertito di domenica. Si amoreggia con l’altro giro, quello grande, della vita. Ora i cavalli, ora i leoni. La lepre scappa dal lupo, ora lo perseguita, preda ribellata. La vita capovolta, tutto si confonde nel giro allegro delle cinque.
Voglio che questo vento fresco, profumato di zucchero colorato, ti accarezzi il viso. Che ti spazzi il pianto dalla guancia, che ti annienti la memoria, che ti sollevi da terra, che ti lasci in sospeso, che ti chiuda per sempre il cuore di bambina in petite finale.
Ti ho vista al di là del ponte. Sbrigati, sali anche tu, vieni con me nel lungo viaggio del carrousel.
...a te
sabato, 28 marzo 2009
"Non sei fragile Jo.. sei più sensibile.. sei sottile.. sei pallido, sei di un altro mondo che gli altri non capiscono... chi può starti dietro? Ci vuole troppo impegno.."
Ancora uno fra i terribili complimenti che uso ricevere.
Questa notte, camminando sotto la pioggia, ho avuto l'intenzione di tornare a casa a scrivere il manifesto dei dannati.
Non lo farò.
Non abbandonerò quel me stesso che furiosamente ho costruito negli anni. Tantomeno in questo tempo in cui mi sento disperatamente vivo.
Pido solo que se me comprenda: hoy tocò fuerte a mi puerta ese desapego que me vuelve dolorosamente humano. Aquèl que nunca aprendì a llamar con la lengua de mis padres. Un tiempo le ponìa nombres dulces, bautizaba personajes, y encontraba entre ellos el sentido de las cosas. Ahora lo ahogo en mi silencio.
Ma non perdo la speranza: forse un giorno riuscirò a trovare in questo mondo un posto che potrò chiamare, se non Casa, al meno Soledad.
III
E la mia lingua vestila di lingua strana:
Che possa io parlare forte nelle strade.
"Ecco il matto
e chi lo capisce!"
martedì, 24 marzo 2009
Necesito el verso justo. SÃ lvame, Sabines, por favor.
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lunedì, 23 marzo 2009
Auguri in ritardo, caro Bach!
Credimi, avevo ragioni per essere così distratto due giorni fa. Ma non ti dimentico mai: quando ascolto la tua musica sublime torno a credere che non tutto è perso per noi. In mezzo alla decadenza c'è del bello, e come, nella mia razza.
Sai, anni fa lessi che non possiamo vedere il vento, ma sì i rami e le foglie degli alberi in movimento. A volte penso che se un giorno riuscirò finalmente a capire l'esistenza di Dio, lo farò probabilmente ascoltando la tua musica, quella che usavi finire di comporre facendo l'annotazione "Soli Deo Gloria" accanto al titolo.
In tanto sappi che so già suonare per gli altri. Qualcuno di speciale me lo insegnò tempo fa. Sono contento: Sono un passo più vicino al tutto.
Ovunque tu sia, sii felice nel tuo compleanno, e suona per tutti noi la Musica più bella del mondo: la tua.
Josuè
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